"Nel cinema esprimo più di quello che potrei dire a parole."

Mauro Villani, 30 anni, reduce dal festival di Cannes, racconta il suo amore per il cinema, una passione che non ha ereditato e che viceversa, dice, ha "trasmesso alla sua famiglia e alla sua donna".

Timido, pacato e disarmante per l' umiltà che traspare dai modi educati, Mauro Villani è un regista gentiluomo. Dice di non mettere se stesso nei cortometraggi, lascia che le storie siano un qualcosa di diverso da lui, ma guardando "l'Appartamento di Giulia", cortometraggio presentato quest'anno a Cannes,  traspare il filo sottile della sua sensibilità artistica. L'animo romantico dell' uomo prima che regista alla ricerca di un finale alternativo per le storie tristi e drammatiche di cui spesso è tessuta la cronaca quotidiana. Nell'appartamento di Giulia, la protagonista, una ceramista, comunica con i suoi occhi il dolore per una storia d'amore con un uomo sbagliato perchè violento. Un uomo che, dietro l'apparenza borghese di bravo ragazzo, dalla famiglia stimata, nasconde un animo tormentato, possessivo e dall'atteggiamento "stolker". Se tuttavia nella realtà il finale è tragico, nel cortometraggio di Villani esiste una via d'uscita non scontata ne banale ma semplicemente disarmante cosi come la sensazione che si ha incontrando Villani per la prima volta.

Immagine tratta dal cortometraggio  "L'appartamento di Giulia".
Immagine tratta dal cortometraggio "L'appartamento di Giulia".

"Ho raccontato lo stolking in una chiave diversa rispetto alla realtà - ci spiega Villani -  vicino ad una donna che soffre per un amore violento ecco che interviene qualcuno, un uomo, a correggere la situazione dando un messaggio positivo, la mia protagonista non parla, si esprime lasciando l'interpretazione di quello che prova in chi osserva, non occorre sovraccaricare le scene di parole, è importante anche ciò che non si dice ma si sottoindende. Spesso mi accusano di essere troppo misterioso, ma a me piace lasciare che a parlare siano anche gli oggetti. Cose particolari che introduco nelle scene e che diventano attori a loro volta dando significato alla storia."  In questa dichiarazione colgo una similitudine con il "Fantastico mondo di Amelie" film in cui la protagonista, anticonformista e dalla spiccata sensibilità, afferma ad un certo punto  di  vedere nelle scene dei film particolari sconosciuti "ai più", cose delle quali solo lei si accorge.  Mauro Villani un po come Amelie coglie spesso il significato delle cose nei particolari che per altri sono invisibili o insignificanti. Quando non è sul set, Mauro Villani lavora per la Geca Italia, laboratorio d'indagine sulla comunicazione audiovisiva. In pratica si occupa del monitoraggio socio-politico dei programmi mattutini, prime time e seconda serata. Un impiego che svolge con motivazione e professionalità e che lo aiuta a sostenere la passione per il cinema."Una delle cose che ho capito confrontandomi con registi stranieri a Cannes quest'anno, è che altrove vengono investiti più soldi nei giovani e nel cinema, in Italia la cultura è relegata un pò ai margini ed emergere non è semplice. Non esiste neanche un interesse profondo per chi inizia una carriera di questo genere."  Mauro  parla senza intonazione polemica ma constatando un dato di fatto. "Non ho ereditato questa passione per il cinema dalla mia famiglia, in nessuno dei miei genitori e parenti esiste traccia di questo amore, diciamo però che sono stato io a trasmetterla a loro e quando ho iniziato a girare corti li ho coinvolti automaticamente anche nel mio mondo. Non è facile seguire questa strada, i soldi sono pochi e raggiungere una certa professionalità ha i suoi costi, ma alla fine sono riusicto a coinvolgere persone amiche, veri professionsiti che adesso fanno parte della squadra, compreso la mia ragazza, lei è medico ma sul set mi è sempre vicina e mi sostiene facendomi da assistente. E' molto brava."

 

Mauro Villani durante le riprese de "L'appartamento di Giulia"
Mauro Villani durante le riprese de "L'appartamento di Giulia"

Madre insegnante e padre impiegato Inps, si può dire che Villani ha trovato in se le forze e la motivazione per procedere a passo spedito in questo mondo. Eppure non parla mai in prima persona ma racconta dei professionsiti che lavorano con lui, dagli attori al cast che agisce dietro le quinte. Nonostante sia figlio unico mostra capacità e  piacere nel lavorare in squadra convinto che "da soli non si arriva da nessuna parte, mi confronto sempre con tutti prima di intraprendere un nuovo progetto. Dopo la partecipazione al festival di Cannes, con la mia squadra abbiamo deciso di riprendere a girare solo quando ci troveremo davanti ad una storia che ci piacerà, una storia autentica, portatrice di un messaggio profondo."  Il primo cortometraggio di Villani era incentrato su di un oggetto, una piccola telecamera che non funzionava a dovere. Anzichè riprendere la realtà riprendeva i sogni delle persone inquadrate. Auguriamoci di avere anche noi di redpoppies questa funzione "stonata" , di farvi vedere cioè attraverso questa intervista l'essenza di questo regista frusinate. Quella parte che va al di là del racconto e dell'apparenza.

Tamara Graziani

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Commenti: 1
  • #1

    Stefano (mercoledì, 20 febbraio 2013 21:35)

    Bellissimo pezzo. Ben scritto. Però scrivere stalking e non stolking!!!!!!

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