Scultore e musicista sì..ma con i piedi ben piantati a terra.

Da piccolo i giocattoli li creava da se per esprimere il suo gusto delle cose. Da adulto, Jacopo Cardillo, rifiuta l'omologazione di massa e trova la sua felicità nel dare forma alla materia.

Jacopo Cardillo,24 anni,scultore e musicista.
Jacopo Cardillo,24 anni,scultore e musicista.

Non lascia nulla al caso, parla di se in modo calibrato, non ama definirsi artista ma una persona che scolpisce la materia e compone musica cosi come si inspira ed espira aria dai polmoni, il tutto in un meccanismo naturale ed essenziale.

 

Si chiama Jacopo Cardillo, ha solo 25 anni ma padroneggia le emozioni come una persona navigata. Viso imperturbabile e tono della voce controllato non abbassa mai la guardia durante l’intervista. Controlla e guida le sue risposte prestando attenzione a non essere frainteso. Si capisce fin da subito che non sono stata io a scegliere lui come soggetto da intervistare ma è stato lui a permettermi di avvicinarmi. Accetto quella che vivo come una sfida, sono me stessa, e lascio che l’intervista si trasformi in una sorta di scambio di idee tra due vecchi amici, anche se lo conosco da pochi minuti, e alla fine mi accorgo che mi racconto anche io mentre lui scioglie stagno con il fuoco per dare vita ad un volto di uomo.

Padre Architetto, madre insegnante di educazione artistica, Jacopo Cardillo è nato in un contesto famigliare in grado di assecondare la sua vocazione di scultore e musicista. “I miei genitori mi hanno senz’altro fornito gli strumenti per muovermi in questo mondo – racconta Iacopo mentre è intento a realizzare una delle sue opere- la mia è una famiglia stimolante, anche a tavola parliamo di arte, compongo musica con mio fratello, a casa ho un laboratorio ed uno studio di registrazione.” IL padre di Jacopo progetta abitazioni si.. ma è anche uno scenografo. Ha collaborato, curato e disegnato la scenografia di: “C’era una volta l’America” di Sergio Leone. Jacopo Cardillo me lo racconta con naturalezza ma io vengo attraversata da un brivido e capisco che ha vissuto in un ambiente per certi versi ..”privilegiato”.

 

Sguardo diretto e sincero Jacopo mi spiega il significato intrinseco delle sue sculture. Resto colpita dai materiali che usa ed è lui prontamente a spiegarmi che la scelta della materia nasce in funzione di una idea. Per rendere onore all’infanzia, Jacopo realizza volti di bambini scegliendo ad esempio la gommapiuma perché, ci spiega: “I bambini sono come delle spugne, assorbono tutto” , (vedi foto in basso). IL mio sguardo si sposta poi su dei basamenti di colore bianco adagiati su di un ripiano. Sembrano pesanti. Jacopo mi spiega che si tratta di basamenti di travertino. Materiale di scarto che lui ha recuperato perché in quelle trame della materia ha rivisto una città, l’Antica Roma, con le sue strade, le sue case ed un fiume di gente che vi scorre e crea connessioni (vedi foto A6).  Per questo la scelta di intrecciare al travertino colate di stagno. Un materiale questo che ricorre in altri volti di uomo. Opere pensate per il puro desiderio di creare, ma lontane dalla volontà di compiacere gli altri. “Io creo per me e non per il gusto di chi osserva. Le persone possono giudicare la mia un’arte o qualcosa che non ha senso. Questo non mi interessa. Riguarda solo chi osserva. Nel creare io mi voglio sentire libero. Nella società ci troviamo a subire delle limitazioni, almeno quando creo, voglio sentire che scelgo quello che voglio”. La libertà è per Iacopo un imperativo categorico. Fin da bambino si costruiva i giocattoli da se. Voleva decidere lui le forme ed i colori del suo divertimento. Non era interessato ai giochi che gli venivano donati. Eccezione fatta per le costruzioni. Quella era una materia con la quale dare forma ai suoi desideri. “Siamo abituati a vedere l’artista come una persona contraddistinta da un talento, un dono che gli è calato dall’alto. Siamo abituati a considerarlo un alieno, qualcosa al di fuori della realtà. Ma per me l’artista è una persona che studia, ricerca, applica logica e metodo in ciò che fa ed è in costante rapporto con il mondo che lo circonda. Come potrebbe essere altrimenti? L’arte è un qualcosa di reale e soggetta a mille interpretazioni.”

Jacopo Cardillo risponde alle mie domande coniugando filosofia e vita. Parla dell’arte e del suo mutamento nel tempo citando personaggi storici ed epoche lontane. Poi torna ad un presente che osserva con occhio critico. Un presente in cui l’arte sembra quasi non trovare una sua giusta dimensione. “Le persone vivono di zapping alla tv, vanno di corsa, non approfondiscono le relazioni. Si è smarrito il senso di contemplazione. Il senso del silenzio e di fermarsi ad osservare le cose. L’arte richiede pazienza nell’essere creata e nell’essere osservata. E’ una disciplina che riporta al giusto equilibrio delle cose .” Condividendo in pieno la sua teoria chiedo a Jacopo di concludere l’intervista con un consiglio per i suoi coetanei che non trovano un senso in questo mondo e che magari vengono travolti dal caos di una società attraversata da un momento difficile. Non bisogna avere la pretesta di mostrare al mondo chissà che cosa – spiega - bisogna ricercare il bene e accontentarsi. E’ necessario porsi nelle condizioni di aprire gli occhi e cogliere nuovi stimoli. Un esercizio che lui stesso esegue con dedizione. Anche se Jacopo Cardillo ha esposto le sue opere alla biennale di Venezia e presso la galleria Doria Pamphili di Roma, sente di dover sempre ricominciare da capo e puntare una nuova meta. Con i piedi ben puntati per terra ed il cuore che batte per la scultura e la musica è lui stesso a dirci che il suo mondo è tutto lì.. tra i suoi strumenti di lavoro e la materia che prenderà forma. E’ lì che si sente al 100%, mentre fuori, il mondo, risponde a logiche di omologazione e caos. “L’arte è come una zona franca – mi spiega Jacopo, concludendo il nostro incontro- a destra e sinistra regna la confusione, io sono nel mezzo e creo. Questo mi basta.”   tamara.graziani@tin.it

Jiacopo Cardillo mentre scioglie lo stagno su di una scultura in gommapiuma.
Jiacopo Cardillo mentre scioglie lo stagno su di una scultura in gommapiuma.
Volti di bambini in gommapiuma.
Volti di bambini in gommapiuma.

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Commenti: 2
  • #1

    Cheap Authentic Jerseys (lunedì, 22 ottobre 2012 03:04)

    Never frown, even when you are sad, because you never know who is falling in love with your smile. I don't think that when people grow up, they will become more broad-minded and can accept everything. Conversely, I think it's a selecting process, knowing what's the most important and what's the least. And then be a simple man.And yellow leaves of autumn, which have no songs, flutter and fall there with a sign.  dcyh000061022

  • #2

    Ivan (martedì, 10 novembre 2015 21:48)

    Bè, è notevole questo artista, mostra doti morali ed intellettive uniche in un ragazzo così giovane.

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